Quando mi comandi di cantare

Quando mi comandi di cantare, il mio cuore
sembra scoppiare d’orgoglio
e fisso il tuo volto
e le lacrime mi riempiono gli occhi.
Tutto ciò che nella mia vita
vi è di aspro e discorde
si fonde in dolce armonia,
e la mia adorazione stende l’ali
come un uccello felice
nel suo volo a traverso il mare.

So che ti diletti del mio canto,
che soltanto come cantore
posso presentarmi al tuo cospetto.

Con l’ala distesa del mio canto
sfioro i tuoi piedi, che mai
avrei pensato di poter sfiorare.

Ebbro della felicità del mio canto
dimentico me stesso
e chiamo amico te
che sei il mio signore.

Tagore

Rabindranath Tagore

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Canto 100° Gitanjali

Mi tuffo nell’oceano delle forme sperando di trovare la perla perfetta del senza forma. Non più andrò veleggiando di porto in porto con questa mia barca battuta dalle intemperie. Da molto son passati i giorni in cui mi dilettavo d’essere cullato sulle onde. E ora sono impaziente di morire nel senza morte. Nella sala delle udienze, presso l’abisso insondabile ove risuona la musica di corde senza suono porterò quest’arpa della mia vita. L’accorderò alle note del per sempre, e quando singhiozzando avrà detto la sua ultima frase, deporrò la mia arpa muta ai piedi di colui che tace. Rabindranath Tagore tratto da libro “Tagore Poesia Gitanjali/Il giardiniere Tascabili Newton 1996

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