l’Inno alla Parola Madre

Io sono la sovrana, la detentrice di tutti i beni, la Sapienza, l’adorabile.
Io entro in ogni luogo e in molte forme, ovunque mi disponga il divino
creatore.

Io nutro la creatura che vede, che respira, che ascolta parole sensate.
Gli esseri abitano in me, sebbene non mi vedano: mi ascoltino, dunque, io sono la Verità.Da me provengono le parole e le storie che gli uomini e gli dei amano ascoltare.
L’uomo prediletto da me prospererà, io lo faccio sacerdote, saggio, profeta.

Io tendo l’arco divino, io colpisco l’empio che infanga la parola.
Tra la gente sollevo la lotta e riempio la terra e il cielo.

Io provengo dal profondo delle acque oceaniche, io porto Dio alla vetta del mondo.
Mi espando nei mondi e in tutte le creature, e la mia fronte tocca il più alto dei cieli.

Il mio respiro è potente come il vento e la tempesta, con esso dispongo i mondi e gli esseri.
Al di sopra della terra e dei cieli io domino con luminosa potenza e vastità.

Dal Devi Sukta, l’Inno alla Parola Madre, Rg Veda CXXV

Azzurro Manto

Scende come cascata giù per il capo,
per le pieghe del dolce busto corre in basso.

Azzurro Manto, estrazione dell’Alto Cielo.
Le mani materne fermano l’attimo in un
invito a soggiacere nel silenzio divino.

L’attenzione s’intesse nell’Uno, neanche gli occhi dolcissimi
lo sguardo distolgono dalla cattedrale interiore.

Drappi e drappi dipartono dal cuore,
nell’abbraccio che ogni figlio s’immagina nell’anima.

Sapienza oltre la Sapienza si scompagina innanzi a Lei, sul leggio
del Signore.

Passa sui nostri momenti più meditativi il riparo
del Manto Celeste, parve a me che Madre
giammai esitò d’esistere in altra guisa che ammantando.

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Non lo vince la pioggia

Non lo vince la pioggia
Non lo vince il vento
Non lo vince la neve, o la calura dell’estate
Ha un corpo forte
Non ha desideri
Non perde mai la calma
Ride sempre di un sorriso tranquillo
Ogni giorno mangia sempre quattro scodelle di riso bruno, del miso ed un po’ di verdure
In tutte le cose, non tiene in considerazione se stesso
Osserva attento, ascolta, capisce
E non dimentica
Vive in una piccola capanna dal tetto d’erba, all’ombra di un bosco di pini nelle campagne
Se ad est c’è un bimbo malato, va a curarlo
Se ad ovest c’è una madre stanca, va a sorreggere il suo covone di riso
Se a sud c’è qualcuno vicino alla morte, gli va a dire che non serve avere paura
Se a nord c’è una lite o una disputa legale, esclama: smettetela con tali sciocchezze
In tempo di siccità versa le sue lacrime
Se l’estate è fredda va in giro dandosene pensiero
Tutti dicono che è una testa vuota
Nessuno lo elogia
E nessuno è preoccupato per causa sua

Questa è la persona
Che io voglio diventare

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Il Giardino dei Fiori

“Non andare nel giardino dei fiori
O amico, non ci andare
È nel Tuo Corpo il giardino dei fiori!
Prendi posto sui mille petali di loto,
e da là,  guarda l’infinita bellezza.

C’è uno strano albero, che si erge senza radici
Porta frutti senza fiorire
Non ha rami né foglie, esso è tutto un loto..”

Kabir

(libera traduzione A.G.)

Fiore di Loto

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E Sono fatto

Sono fatto di una goccia che diventa oceano ,

e sono fatto di quel oceano che nutre quella goccia.

Sono fatto di tutto quel bagliore che genera quel sorriso

e sono fatto di quel sorriso che libera quel bagliore.

Sono fatto di tutta quella gioia che è dentro quella Madre materna

e sono fatto di quella Madre materna che nutre quella gioia.

Ora so, di sapere di essere. . .

Sono fatto di quel soffio d’amore che semplicemente sa,

di essere dentro a ciò di cui è fatto…

di Luciano Censi

Antiche gioie

Antiche gioie del cuore,
le quali ristettero, isolate nel clamore.

Qual fulcro del solo
me stesso,
no, ora no,
esse diramano nel cosmo,
dichiarando alle dimensioni
l’unica trama.

Antiche gioie del cuore,
dipartite per le vie dei mondi,
in Spirito pieno ricolmate di calore.

Sì, ora sì,
esse mostrano all’anima del mondo
i colpi che battono nella cosmicità interiore.
L’Eterno che agisce,
presente sin oltre le profondità del mio tempio vivente.

Questo divino irraggiamento,
divenga forza continuatrice, prova dell’Essenza
prima di tutti gli esseri.

Da “Foglie d’erba”

Afferro l’uomo avvilito e lo sollevo con volontà
irresistibile,
O disperato, ecco il mio collo,
Perdio, non cadrai! appenditi a me con tutto il tuo peso.

Io ti dilato con un titanico soffio, ti faccio stare a galla,
Ogni stanza della casa la riempio con una forza armata,
E chi mi ama può eludere la tomba.

Dormite: loro e io faremo guardia tutta la notte,
Nessun dubbio, nessun malanno oserà mettere un dito
su di voi,
Io vi ho abbracciati, e d’ora in poi io vi possiedo in me,
E quando vi alzerete al mattino vi accorgerete che
quello che dico è così.

Walt Whitman “Foglie D’erba” Bur Poesia

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English version

I size the descending man and raise him with resistless will,
O despairer, here is my neck,
By God, you shall not go down! hang your whole weight upon me.

I dilate you with tremendous breath, I buoy you up,
Every room of the house do I fill with an arm’d force,
Lovers of me, bafflers of graves.

Sleep-I and they keep guard all night,
Not doubt, not decease shall dare to lay finger upon you,
I have embraced you, and henceforth possess you to myself,
And when you rise in the morning you will find what I tell you is so.

Walt Whitman “Leaves of Grass”

Dedica

Che cosa tiene unita l’immensità che ci circonda?
Credo l’Amore. Sì.

Nel guardarvi, v’è unità.
L’unità dei cuori.

Il progetto più aggraziato mai concepito.

Voi siete la colla con cui Dio trattiene i cuori alla Vita.
Voi siete il lento Sole che fuoriesce dalle nuvole del temporale.

Come duttili pietre, il Signore su Voi costruisce la Bellezza del domani.

Nell’intimo dell’anima mia, vi sono come due braccia,
esse Vi stringeranno.

Come osmosi, la gioia Vi accalmi nel viaggio del quotidiano.
SEMPRE.

Canto 100° Gitanjali

Mi tuffo nell’oceano delle forme sperando di trovare la perla perfetta del senza forma. Non più andrò veleggiando di porto in porto con questa mia barca battuta dalle intemperie. Da molto son passati i giorni in cui mi dilettavo d’essere cullato sulle onde. E ora sono impaziente di morire nel senza morte. Nella sala delle udienze, presso l’abisso insondabile ove risuona la musica di corde senza suono porterò quest’arpa della mia vita. L’accorderò alle note del per sempre, e quando singhiozzando avrà detto la sua ultima frase, deporrò la mia arpa muta ai piedi di colui che tace. Rabindranath Tagore tratto da libro “Tagore Poesia Gitanjali/Il giardiniere Tascabili Newton 1996

Sono venuto per dire una parola

Il mio Spirito è per me un compagno che mi conforta quando i giorni si fanno grevi;
che mi consola quando le afflizioni della vita si moltiplicano.
Colui che non è compagno del proprio Spirito è nemico della gente. E colui che non sembra essere amico di se stesso muore nella disperazione. Poichè la vita scaturisce dalla profondità dell’essere, non dalla vita esteriore.

Sono venuto per dire una parola e la dirò. Dovesse la morte cogliermi prima, le darò voce e il futuro avrà cura di divulgarla. Perchè il domani non serba segreti nel libro dell’Infinito. Sono venuto per vivere nello splendore dell’Amore e nella luce della Bellezza.

Osservatemi dunque nella vita; gli uomini non possono separarmi dalla mia vita.
Dovessero strapparmi gli occhi, ascolterei i canti dell’amore e le melodie della bellezza e della gioia. Dovessero togliermi l’udito, troverei la felicità nella carezza del vento che reca con sè la fragranza della bellezza e di dolci sospiri degli innamorati.
E se mi fosse negata l’aria, vivrei con la mia anima; perchè l’anima è figlia dell’amore e della bellezza.

Sono venuto per essere  di tutti e in tutto.
Ciò che faccio oggi in solitudine, nei giorni a venire verrà proclamato davanti agli uomini.
E ciò che ora esprimo in una lingua, domani verrà ripetuto in molti idiomi.

Kahlil Gibran “A tear and a smile” estratto dal libro Kahlil Gibran: tesori dello spirito Armenia 2002

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