Quando mi comandi di cantare

Quando mi comandi di cantare, il mio cuore
sembra scoppiare d’orgoglio
e fisso il tuo volto
e le lacrime mi riempiono gli occhi.
Tutto ciò che nella mia vita
vi è di aspro e discorde
si fonde in dolce armonia,
e la mia adorazione stende l’ali
come un uccello felice
nel suo volo a traverso il mare.

So che ti diletti del mio canto,
che soltanto come cantore
posso presentarmi al tuo cospetto.

Con l’ala distesa del mio canto
sfioro i tuoi piedi, che mai
avrei pensato di poter sfiorare.

Ebbro della felicità del mio canto
dimentico me stesso
e chiamo amico te
che sei il mio signore.

Tagore

Rabindranath Tagore

l’Inno alla Parola Madre

Io sono la sovrana, la detentrice di tutti i beni, la Sapienza, l’adorabile.
Io entro in ogni luogo e in molte forme, ovunque mi disponga il divino
creatore.

Io nutro la creatura che vede, che respira, che ascolta parole sensate.
Gli esseri abitano in me, sebbene non mi vedano: mi ascoltino, dunque, io sono la Verità.Da me provengono le parole e le storie che gli uomini e gli dei amano ascoltare.
L’uomo prediletto da me prospererà, io lo faccio sacerdote, saggio, profeta.

Io tendo l’arco divino, io colpisco l’empio che infanga la parola.
Tra la gente sollevo la lotta e riempio la terra e il cielo.

Io provengo dal profondo delle acque oceaniche, io porto Dio alla vetta del mondo.
Mi espando nei mondi e in tutte le creature, e la mia fronte tocca il più alto dei cieli.

Il mio respiro è potente come il vento e la tempesta, con esso dispongo i mondi e gli esseri.
Al di sopra della terra e dei cieli io domino con luminosa potenza e vastità.

Dal Devi Sukta, l’Inno alla Parola Madre, Rg Veda CXXV

Azzurro Manto

Scende come cascata giù per il capo,
per le pieghe del dolce busto corre in basso.

Azzurro Manto, estrazione dell’Alto Cielo.
Le mani materne fermano l’attimo in un
invito a soggiacere nel silenzio divino.

L’attenzione s’intesse nell’Uno, neanche gli occhi dolcissimi
lo sguardo distolgono dalla cattedrale interiore.

Drappi e drappi dipartono dal cuore,
nell’abbraccio che ogni figlio s’immagina nell’anima.

Sapienza oltre la Sapienza si scompagina innanzi a Lei, sul leggio
del Signore.

Passa sui nostri momenti più meditativi il riparo
del Manto Celeste, parve a me che Madre
giammai esitò d’esistere in altra guisa che ammantando.

Immagine

Devo scusarmi, Dio? con te

Devo scusarmi, Dio? con te
perchè è vero, il male va a chi và!
Mi dispiace e, chiedo scusa
a mia madre di essere nato
per fare l’ammalato.
Al Signore , l’ho provocato io
cattivo attore del suo dolore.
A tutti coloro per l’ estrosa malattia
molto abile per far del mio vivere
ancora pubblicità allo sguardo pubblico
l’inimmaginabile disabile, tua Signore.
Alla morte che mi aspetta da una vita.
Alle chiacchiere dei brani nei libri
di algebrica diagnostica che riempiono d’incurabile
l’anelita pazienza secolare della speranza.
Per il tempo che pazzo piove al pianto
e mi tiene ancora in vita.
Allo stato delle cose che ha confuso l’ anima di tutti
con i miei sentimenti stemperando povere emozioni
azioni d’aiuto estremo per un corpo senza salute
che è in carico di una vita.

Di Giampiero Iezzi

Non lo vince la pioggia

Non lo vince la pioggia
Non lo vince il vento
Non lo vince la neve, o la calura dell’estate
Ha un corpo forte
Non ha desideri
Non perde mai la calma
Ride sempre di un sorriso tranquillo
Ogni giorno mangia sempre quattro scodelle di riso bruno, del miso ed un po’ di verdure
In tutte le cose, non tiene in considerazione se stesso
Osserva attento, ascolta, capisce
E non dimentica
Vive in una piccola capanna dal tetto d’erba, all’ombra di un bosco di pini nelle campagne
Se ad est c’è un bimbo malato, va a curarlo
Se ad ovest c’è una madre stanca, va a sorreggere il suo covone di riso
Se a sud c’è qualcuno vicino alla morte, gli va a dire che non serve avere paura
Se a nord c’è una lite o una disputa legale, esclama: smettetela con tali sciocchezze
In tempo di siccità versa le sue lacrime
Se l’estate è fredda va in giro dandosene pensiero
Tutti dicono che è una testa vuota
Nessuno lo elogia
E nessuno è preoccupato per causa sua

Questa è la persona
Che io voglio diventare

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Altro

Due poesie per Madre

Cara Madre illumina la mia via

fammi partecipe del gioco della vita
parlami nel mio silenzio interiore,

tienimi per mano nel labirinto della vita
e tramuta la mia insicurezza in coraggio.
Riempimi di fiducia e di amore.
Emi

Cara Madre
Il miracolo che mi hai fatto della mia guarigione è un grosso dono per me.
Poter comprenderti e abbracciarti con la mente e con il cuore mi riempie di gioia.
Spero ora di poter essere uno strumento nelle tue mani per poter diffondere la Verità
E per poter portare gioia nei cuori di chi soffre..
Emi

Inno all’Innocenza

NativitàSahaja Yoga, lo yoga degli innocenti,
rende tutti contenti,
aiuta a stare più attenti
e ci evita molti sgomenti;
è lo yoga della purificazione,
ci conduce più in alto, al di sopra di ogni ragione.
L’unione col divino allieta il nostro cammino.
Diventiamo molto fortunati
perché approdiamo dove non siamo mai stati,
impariamo il più bel divertimento
perché, grazie all’Amore di Dio,
la vita diventa fiorita
come un gran prato di margherite…

Io sono Tutto o Niente

Dalla stessa luce, questo corpo
e l’universo intero appaiono.
Io sono Tutto o Niente.
È meraviglioso aver vinto l’illusione del corpo e del mondo
e grazie alle proprie capacità aver avuto visione del Sé Supremo.
Così come le onde, la schiuma e le bolle non differiscono dall’acqua,
allo stesso modo l’universo emanato dal Sé non differisce dal Sé.
Se guardi da vicino un panno, vedrai solo i fili che lo compongono;
se guardi in profondità la creazione vedrai solo il Sé.

Estratto dall’Ashtavakra Gita

Amarmi davvero

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono reso conto
che la sofferenza e il dolore emozionali sono solo un avvertimento
che mi dice di non vivere contro la mia verità.
Oggi so che questo si chiama
AUTENTICITÀ.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito
com’è imbarazzante aver voluto imporre a qualcuno i miei desideri,
pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era pronta,
anche se quella persona ero io.
Oggi so che questo si chiama
RISPETTO PER SE STESSI.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso
di desiderare un’altra vita e mi sono accorto che tutto ciò che mi circonda
é un invito a crescere.
Oggi so che questo si chiama
MATURITÀ.

Altro

Cara Madre

Cara Madre mi hai raccolto quando ero debole e fragile difronte alle intemperie della vita
hai asciugato le mie lacrime e colmato il mio vuoto interiore
hai dato un senso e un vlore fondante alla mia vita

mi hai dato la gioia di un cuore che batte anelando la Verità
mi hai dato un’identità da proteggere e da amare
non avrò mai parole a sufficienza per ringraziarti.

Emiliana Piccardi

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